Orari anticipati anche dalle 5 del mattino, più pause, acqua e ombra: le sette Cooperative Agricole Braccianti della provincia di Ravenna — circa 600 occupati e 12.000 ettari coltivati — applicano le misure che uno studio dell’Università di Bologna, al quale hanno partecipato, indica come le più efficaci contro lo stress termico.
Ravenna, 10 luglio 2026 — Con il perdurare dell’ondata di calore che sta investendo la Romagna, le sette Cooperative Agricole Braccianti associate a Legacoop Romagna e Promosagri — Agrisfera, CAB Massari, CAB Terra, CAB Bagnacavallo, CAB Campiano, CAB Comprensorio Cervese e CAB Fusignano — rafforzano le misure a tutela della salute e della sicurezza dei propri lavoratori: complessivamente circa 600 persone impiegate su 12.000 ettari nella provincia di Ravenna.
Le CAB operano da sempre nel pieno rispetto delle norme in materia di lavoro e sicurezza, applicano le disposizioni della Regione Emilia-Romagna sul lavoro in condizioni di caldo estremo e sono iscritte alla Rete del lavoro agricolo di qualità istituita presso l’INPS, che certifica il rispetto dei più elevati standard in materia di lavoro, contribuzione e legalità.
Un’estate di record: nei campi punte di 38-39 gradi
I numeri delle ultime settimane, rilevati da Arpae Emilia-Romagna, danno la misura delle condizioni in cui gli operatori agricoli si trovano a lavorare. L’ondata di calore iniziata il 17 giugno è stata una delle più intense e durature mai registrate in regione, con la temperatura media regionale superiore ai precedenti record storici giornalieri per giorni consecutivi e massime tra i 37 e i 38 gradi nelle aree di pianura. Il mese di giugno si è chiuso con uno scarto di +3,26 gradi sulla media 1991-2020: il secondo giugno più caldo dal 1991, alla pari con il 2025 e dietro solo al 2003.
Dal 7 luglio è in corso la terza ondata di calore dell’estate, con massime che nelle pianure interne hanno superato i 38 gradi, punte fino a 39, notti “super tropicali” con minime che non scendono sotto i 25 gradi e un ulteriore picco atteso attorno a metà mese. Al 7 luglio la regione contava già 12 giornate di caldo molto intenso — con massime diffusamente sopra i 35 gradi — quando prima degli anni Duemila se ne registrava in media una all’anno. È in queste condizioni che si svolgono la raccolta della frutta e le lavorazioni estive nei campi delle CAB.
Gli effetti del caldo sui lavoratori agricoli
Le cooperative conoscono gli effetti delle ondate di calore sugli operatori: rischi di forte affaticamento, intensa sudorazione, cali di pressione, crampi muscolari, disidratazione e difficoltà respiratorie, queste ultime particolarmente accentuate nei frutteti, dove le reti di protezione e la vegetazione limitano la circolazione dell’aria.
Le attività più esposte risultano la raccolta della frutta, l’installazione degli impianti (vigneti e sistemi di irrigazione) e le lavorazioni manuali in campo, come la zappatura dei vivai.
Uno studio scientifico conferma: anticipare l’orario è la misura più efficace
Le CAB hanno partecipato allo studio “Impacts of heat waves on agricultural workers: An analysis of adaptation measures”, condotto dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna e pubblicato sulla rivista scientifica Bio-based and Applied Economics (Ferro, Raggi, Viaggi, Targetti, 2025).
“La ricerca è stata realizzata in aziende agricole emiliano-romagnole caratterizzate da un impegno di lungo periodo per il miglioramento delle condizioni di lavoro — sottolinea Stefano Patrizi, presidente di Promosagri —. Lo studio individua nella rimodulazione degli orari di lavoro la strategia più efficace, per il miglior rapporto tra efficacia, costi e facilità di applicazione. È esattamente quanto le CAB stanno mettendo in pratica.”

Le misure adottate dalle CAB
1. Anticipo dell’orario di lavoro. Nelle cooperative i lavoratori iniziano anche alle 5 del mattino e terminano intorno a mezzogiorno. L’orario adottato dalle CAB va in direzione di quanto richiesto dall’ordinanza regionale, che vieta il lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole dalle 12,30 alle 16 nei giorni a rischio “Alto”: le squadre concentrano l’attività comune al di fuori della fascia di divieto. I vantaggi: si evitano le ore più calde, si riduce l’affaticamento, si mantiene una produttività più elevata e migliora la qualità dei prodotti raccolti.
2. Più pause e acqua sempre disponibile. Seconda misura per efficacia: la frequenza delle pause è stata aumentata — e le soste sono comunque garantite ogni volta che se ne presenti il bisogno — con acqua potabile sempre a disposizione delle squadre.
3. Aree ombreggiate per il riposo e dispositivi di protezione. Le cooperative garantiscono la vicinanza di luoghi ombreggiati dove riposare: magazzini, tettoie e soprattutto siepi e boschetti, di cui le CAB dispongono in grande quantità grazie agli 830 ettari investiti a verde negli ultimi vent’anni — piantumazioni che oggi migliorano concretamente la vivibilità delle aziende agricole proprio nelle situazioni meteo più torride. Ai lavoratori vengono inoltre forniti copricapi.

Una crisi globale che chiede risposte all’altezza
Quanto accade nei campi della Romagna è il riflesso locale di una crisi che gli organismi internazionali documentano con crescente allarme. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, oltre 2,4 miliardi di lavoratori nel mondo — più di sette su dieci — sono esposti al caldo eccessivo durante l’attività lavorativa, con l’agricoltura tra i settori più colpiti. L’Emissions Gap Report 2025 delle Nazioni Unite (UNEP), significativamente intitolato “Off Target”, certifica che gli impegni climatici assunti dai governi restano lontani dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi: anche nell’ipotesi di piena attuazione dei piani nazionali, il pianeta è avviato verso un riscaldamento di 2,3-2,5 gradi entro fine secolo, che sale fino a 2,8 gradi con le sole politiche attuali.
«La tutela di chi lavora nei campi viene prima di tutto — dichiara il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi —. Le nostre cooperative sono nate per dare lavoro e dignità ai lavoratori, e questa vocazione oggi si traduce in scelte concrete: orari ripensati, pause, acqua, ombra. Ma dobbiamo dirlo con chiarezza: di fronte a una crisi climatica di gravità estrema e mai vista, che ogni estate riscrive i record e che le stesse Nazioni Unite dichiarano “fuori obiettivo”, l’impegno politico del Governo e dell’Europa per contrastarla — anche nelle sedi internazionali — è assolutamente insufficiente. Le cooperative fanno la loro parte, nel pieno rispetto delle regole e con la condivisione attiva e democratica dei propri soci e lavoratori: chiediamo che anche le istituzioni facciano la propria, con la stessa serietà e la stessa urgenza».

