La storia delle CAB
Dal 1883 a oggi: una storia di lavoro e cooperazione che ha emancipato, liberato e trasformato la nostra terra.
30 ottobre, a Ravenna: figlio di un fornaio-mugnaio che teneva il libro dei debiti dei braccianti troppo poveri per pagare in contanti. Diventerà la guida del movimento cooperativo bracciantile.
A Mezzano nasce la più antica testimoniata, seguita da Massa Lombarda (1872) e da Conselice: l’origine più lontana del movimento, ancora prima delle vere cooperative di lavoro.
8 aprile, nella “Casa dei sette solai” di via Carraie 58, a Ravenna: trentadue braccianti firmano il patto associativo che fonda l’Associazione Generale Operai Braccianti del Comune di Ravenna, la prima cooperativa di lavoro in Italia. Presidente Armando Armuzzi, segretario il ventunenne Nullo Baldini.
4 novembre: 550 uomini e 50 donne partono da Ravenna per la bonifica del litorale romano. Sette anni di malaria, un centinaio di morti nel solo primo anno. Nello stesso anno nascono le cooperative di Conselice e Lavezzola.
17 ottobre: Nullo Baldini e un gruppo di quaranta braccianti costituiscono formalmente, come Società anonima Cooperativa, la “Associazione Generale fra gli Operai Braccianti del Comune di Ravenna” — nata dal patto del 1883, ora con piena veste giuridica: la prima cooperativa agricola della provincia di Ravenna.
21 maggio, a Conselice: le mondine in sciopero per un aumento salariale vengono disperse a fucilate dai soldati, tre morti. Nello stesso anno nascono le cooperative di Fusignano e Massa Lombarda.
Il modello si ripete in tutta la provincia: entro il 1907 quasi ogni comune ha la propria cooperativa braccianti.
Dodici braccianti agricoli la fondano con un capitale sociale di appena 210 lire, per assumere in collaborazione lavori pubblici, idraulici e stradali.
Il 94% dei braccianti ravennati è iscritto al sindacato.
La Federazione delle Cooperative della Provincia di Ravenna, che agiva per conto e in rappresentanza dell’Associazione Generale degli Operai Braccianti del Comune di Ravenna, acquista nel dicembre la Tenuta Marcabò (950 ettari), a nord di Ravenna, a Mandriole: è la prima azienda agricola posseduta direttamente.
Seicento braccianti occupano la tenuta Raspona a Porto Fuori, issano una bandiera rossa e si mettono a lavorare la terra senza autorizzazione.
La Cooperativa agricola braccianti di Piangipane costruisce il Teatro Socjale: inaugurato nel 1921 con un comizio, tuttora di proprietà della cooperativa (oggi Cab Ter.Ra.), è a tutt’oggi attivo.
Novembre: sotto la pressione crescente della stampa nazionalista, 107 cooperative aderenti alla Federazione — oltre 23.000 iscritti — firmano un documento di solidarietà a Nullo Baldini. Le cooperative braccianti coltivano ormai oltre 16.400 ettari.
27 luglio: le squadracce fasciste guidate da Italo Balbo incendiano a Ravenna la sede della Federazione delle cooperative, distruggendola.
Sedi e cooperative subiscono violenze sistematiche, i dirigenti eletti sono sostituiti da commissari fascisti, le cooperative concorrenti vengono fuse a forza.
23 aprile, presso Fusignano: oltre cento fascisti circondano una casa colonica dove si erano rifugiati dei partigiani. Muoiono cinque uomini.
18 settembre: all’indomani della Liberazione nel palazzo municipale di Corso Emaldi si costituisce la “Cooperativa Braccianti di Fusignano”: 34 soci fondatori. Rinasce così l’associazione bracciantile fondata nel 1890 e soppressa dal regime nel 1931.
Da 4.200 braccianti organizzati a 28.000 collettivisti: una scala che nessun’altra area dell’Emilia-Romagna avrebbe mai eguagliato.
A Mezzano nasce la cointeressenza: i soci condividono pienamente i guadagni, ma possono anche essere chiamati a restituire parte del salario in caso di perdita. Si diffonderà in tutta la provincia nel decennio successivo.
Nel 1980 le CAB sono 31, con 9.500 ettari in proprietà, 8.100 in affitto e 8.154 soci lavoratori. La meccanizzazione riduce il bisogno di manodopera bracciantile: la Federazione avvia un riordino radicale che accorpa le cooperative rimaste.
Le piccole cooperative delle Ville Unite si fondono una alla volta: Campiano e San Zaccaria nel 1986, Ghibullo e San Bartolo nel 1987, Carraie l’anno dopo, infine Santo Stefano nel 1992.
Dalla fusione di quattro cooperative storiche — Cervia, Castiglione di Cervia, Castiglione di Ravenna e Savio — nasce la Cooperativa Agricola Braccianti Comprensorio Cervese.
La Cooperativa Braccianti Agricola di Produzione e Lavoro di Bagnacavallo, dopo essersi già unita alla Cooperativa Braccianti di Villanova di Bagnacavallo, si integra con la Cooperativa Nuova Agricoltura e la Cooperativa Agricola Braccianti Intercomunale del territorio faentino: nasce così l’attuale Cab Bagnacavallo e Faenza.
La Cooperativa Agricola Braccianti di Ravenna, erede diretta dell’associazione del 1883, si fonde con la Cooperativa Agricola Braccianti di Piangipane (le cui origini risalgono al 1907): nasce C.A.B. TER.RA., la Cooperativa Agricola Braccianti Territorio Ravennate.
Agrisfera nasce da un lungo processo di fusioni tra le cooperative del territorio, concluso nel settembre con l’incorporazione della Cab di Voltana e Alfonsine: la fusione più ampia di tutte, dà vita alla seconda azienda agricola più grande d’Italia.
Dalla fusione delle cooperative di Conselice e Massa Lombarda, insieme a Lavezzola.
Le CAB iniziano a investire nel biogas: gli scarti agricoli e zootecnici diventano energia rinnovabile e col digestato nuova linfa per la terra.
A maggio la Romagna è colpita da un’alluvione devastante: metà dei terreni delle CAB vengono sommersi dalla furia delle acque. È il primo grande segnale del cambiamento climatico in corso.
La terra accumulata in oltre un secolo non si è mai trasformata in proprietà privata individuale: resta patrimonio collettivo, trasmesso di generazione in generazione, che continua a produrre lavoro di qualità e a sostenere la filiera agroalimentare cooperativa.
Le CAB dimostrano al mondo che il governo democratico dei mezzi di produzione è una vera possibilità di giustizia e liberazione. Non è stata un’utopia fallita, ma «una realtà, che ha lasciato un segno sulla comunità» — come ha scritto l’antropologa Alison Sánchez Hall, che ha dedicato quarant’anni di ricerca a questa storia.
Fonte: ricostruzione storica basata su fonti d’archivio, pubblicazioni delle cooperative e studi accademici (Alison Sánchez Hall, Friedrich Vöchting e altri).
