Trebbiatrice CAB scarica il grano raccolto nel cassone di un camion in un campo della campagna ravennate

Cereali CAB: nonostante il clima, raccolto in ripresa ma prezzi ancora gravemente insufficienti.

Il presidente Patrizi: “Un risultato che premia il lavoro dei soci e dei tecnici, ma i prezzi ingiusti restano il vero nodo da sciogliere”

Ravenna, 25 agosto 2026 – Annata di parziale recupero per le Cooperative Agricole Braccianti della provincia di Ravenna: la raccolta di grano duro, tenero e orzo segna un aumento del 66% rispetto al 2025 (annata nera), con le rese salite da 4,92 a 6,36 tonnellate per ettaro (+29%). Un risultato non scontato, ottenuto in un’annata climaticamente complicata: nell’autunno e nell’inverno 2025-2026 il territorio ravennate è stato caratterizzato da piogge abbondanti e persistenti, in un inverno tra i più caldi dal 1961, che hanno reso difficili e in parte compromesso le operazioni di semina per i terreni appesantiti dall’acqua. La primavera 2026, di segno opposto, ha invece portato un deficit pluviometrico e un’elevata variabilità termica, dalla neve in pianura a fine marzo alle temperature quasi estive già nella terza decade di maggio.

Grafico dell'andamento delle rese di frumento duro e tenero delle CAB dal 1974 al 2026, in tonnellate per ettaro

Nonostante queste condizioni contrastanti, le rese delle CAB sono tornate nei parametri medi della loro serie storica, mentre la qualità dei cereali raccolti è stata buona, con un peso specifico eccellente e un contenuto proteico discreto, in linea con i risultati registrati sulla pianura regionale.

Quest’anno le CAB hanno coltivato 3.441 ettari complessivi, contro i 2.672 dello scorso anno (+28,8%), recuperando in parte le superfici che nel 2025 erano state dirottate verso altre colture a causa delle difficoltà nelle semine. In particolare, 1.424 ettari sono stati dedicati a frumento tenero, con una produzione di 6,77 tonnellate per ettaro; 1.688 ettari a frumento duro – il maggior impegno per questa coltura dal 1974 – con una produzione di 6,26; e 329 ettari a orzo, per 5,15 ton/ha. In generale, nel 2026, le CAB hanno prodotto circa 9.640 tonnellate di grano tenero, 10.567 di grano duro e 1.694 di orzo, per un totale di quasi 21.900 tonnellate, che, per la maggior parte, saranno destinate alla filiera sementiera cooperativa e italiana di alta qualità.

Grafico dell'andamento delle superfici coltivate a frumento duro e tenero dalle CAB dal 1974 al 2026, in ettari

Le quotazioni però restano deludenti: il frumento tenero viaggia oggi tra 225 e 251 euro a tonnellata a seconda della categoria, a fronte dei 232,5 euro a tonnellata di costo medio di produzione stimato da Ismea per il Centro-Nord del Paese per le categorie di base. Per il grano duro il riferimento nazionale oscilla tra 270 e 300 euro a tonnellata, comunque al di sotto dei 302 euro a tonnellata di costo medio di produzione.

Dal 1974 le Cooperative Braccianti ravennati monitorano le proprie produzioni cerealicole: una serie storica che negli ultimi anni dà conto dell’impatto crescente dei cambiamenti climatici sulla praticabilità, fertilità e struttura dei terreni, con annate sempre più imprevedibili e condizioni meteo estreme che si alternano da una stagione all’altra. Il risultato 2026 dimostra come, pur in presenza di un andamento climatico difficile e altalenante, il patrimonio tecnico e professionale delle CAB, e delle cooperative di filiera che le supportano, sia riuscito a limitare i danni e a esprimere buone rese.

“Anche in un’annata produttivamente positiva come questa, il problema dei prezzi di mercato inadeguati rispetto ai costi di produzione non si risolve da solo – sottolinea Stefano Patrizi, presidente di Promosagri –. Serve una svolta politica che riporti il mercato nelle condizioni di lealtà e trasparenza, ora negate, dando il legittimo potere negoziale agli agricoltori e alle loro organizzazioni sui mercati internazionali”.

“I fenomeni atmosferici che si alternano, peggiorando, stagione dopo stagione stanno imponendo un tributo sempre più salato all’agricoltura di ogni angolo del pianeta, compresa la nostra. Servono investimenti pubblici immediati per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio e la gestione dell’acqua. Ma la messa in sicurezza del territorio, per quanto fondamentale, non basta da sola: serve una battaglia politica internazionale per fermare il devastante mutamento climatico in atto che colpisce tutti, a partire dai più deboli.”