Produzioni in calo, colture bloccate nello sviluppo e timori per i temporali annunciati. Le CAB ravennati: “L’agricoltura di precisione ci aiuta, ma con questo caldo anche l’acqua non basta più”.
Ravenna, 1 luglio 2026 – Stress idrico, consumi d’acqua in costante aumento e colture che, nonostante l’irrigazione, rallentano o arrestano il proprio sviluppo. Queste alcune delle problematiche segnalate dalle cooperative associate a Promosagri dopo l’eccezionale ondata di calore che ha colpito l’Europa.
In particolare la disponibilità della risorsa idrica rappresenta una crescente fonte di preoccupazione. Si segnalano aumenti fino al 30% dei costi di irrigazione. Nelle aree della Romagna settentrionale si guarda con attenzione ai livelli del Po e alle disponibilità del sistema irriguo, mentre aumenta il timore che eventuali limitazioni possano arrivare proprio nel momento di massimo fabbisogno delle colture.
In generale, le CAB stanno sfruttando gli strumenti dell’agricoltura di precisione: centraline meteo, sensori di umidità del terreno, impianti automatizzati, irrigazione notturna e piattaforme digitali permettono di distribuire solo l’acqua strettamente necessaria, evitando sprechi e ottimizzando i consumi.
Nei campi le prime stime delineano un quadro complesso e differenziato a seconda delle colture e dei territori. Le produzioni frutticole sono tra le più colpite: nelle pesche si registrano riduzioni produttive stimate fino al 30%, dovute soprattutto al mancato accrescimento dei frutti, con ripercussioni sia sui quantitativi raccolti sia sul loro valore commerciale. Soffrono anche il pomodoro, il mais, la soia, il sorgo, la barbabietola da zucchero e numerose colture destinate sia al mercato sia alla produzione di energia rinnovabile.
Ora occhi puntati sulle previsioni meteorologiche, sperando che l’arrivo dei temporali non provochi ulteriori danni.
Le dichiarazioni dei presidenti
“L’irrigazione oggi ci permette soprattutto di mantenere vive le piante, ma con temperature così elevate lo sviluppo si arresta. È quello che stiamo osservando su diverse colture: vivono, ma restano ferme, con inevitabili ripercussioni sulle produzioni”, spiega Claudio Mazzotti, direttore della CAB Campiano.
“Abbiamo ridotto gli orari di lavoro e aumentato le pause per tutelare gli operatori. Ma la difficoltà maggiore resta quella di compensare, con l’irrigazione, l’enorme quantità di acqua che le colture perdono ogni giorno a causa del caldo”, osserva Lino Bacchilega, direttore della CAB Terra.
“Monitoriamo costantemente umidità del terreno e fabbisogni delle colture attraverso centraline e sistemi automatizzati. Facciamo tutto il possibile, ma oltre certe temperature anche le colture irrigate continuano a soffrire”, dichiara Franco Balducci, direttore della CAB Fusignano.
“La situazione è critica soprattutto per le colture primaverili. Se la disponibilità d’acqua dovesse diminuire proprio nei momenti decisivi, il rischio sarebbe quello di compromettere non solo le produzioni agricole, ma anche le attività collegate, come biogas, biometano e allevamenti, che dipendono direttamente dalle materie prime coltivate nei nostri campi”, aggiunge Giovanni Giambi, direttore di Agrisfera.
“Prevediamo possano esserci dei danni in termini di minori produzioni, in particolare per le colture frutticole, che spesso si accompagnano a un valore commerciale inferiore a causa dei minori calibri ottenuti”, sottolinea Andrea Dalmonte, direttore di CAB Massari.
“Negli ultimi anni abbiamo imparato che dopo ondate di calore così intense spesso arrivano eventi estremi: grandinate, vento e trombe d’aria. Le nostre colture sono assicurate dove possibile, ma serve soprattutto investire in nuovi invasi per trattenere l’acqua dell’inverno e renderla disponibile durante l’estate”, evidenzia Paolo Rosetti, direttore della CAB Cervia. “Altra criticità è l’aumento dei costi energetici dovuti al pompaggio di maggiori volumi d’acqua (nel caso di pompe spinte da motori a gasolio l’impatto è ancora più grave a causa del costo litro del carburante che, come noto, ha raggiunto valori sopra 1,2 €/l a causa delle guerre in atto)”.
Una preoccupazione condivisa, ribadita anche da Marco Lanzoni, direttore della CAB Bagnacavallo: “Magari fosse solo una sensazione. Negli ultimi cinque anni abbiamo vissuto tre alluvioni, una tromba d’aria, una grandinata devastante e una gelata primaverile. Oggi il timore è che al caldo estremo seguano nuovi fenomeni violenti, capaci di aggravare ulteriormente una situazione già molto delicata”.
Secondo Stefano Patrizi, presidente di Promosagri, “Il cambiamento del clima non dà tregua, la stima è che il fabbisogno irriguo sia cresciuto fino a +40% in provincia di Ravenna, per perdurando il rischio di gravi cali delle rese. Per il calcolo dei danni bisognerà aspettare ancora qualche giorno.”

Ulteriori informazioni
Paolo Rosetti, direttore Cab Comprensorio Cervese
Il perdurare di queste temperature che insistono ormai da oltre 15 giorni sul nostro areale sta mettendo in crisi fortemente le colture in fase di sviluppo vegetativo. Parlo in particolare dei vivai di fragola e di asparago che, sebbene irrigati giornalmente in quanto coltivate su terreni sabbiosi, reagiscono alle medie e ai picchi di temperatura inibendo lo sviluppo e quindi la crescita.
Le colture estensive, da seme e non da seme, che la nostra azienda non irriga in quanto sprovvista delle dotazioni strutturali necessarie, sono fortemente compromesse. Girasole da seme, mais a destinazione energetica nonché barbabietola da zucchero e soia sono bloccate nello sviluppo da 15 giorni e arriveranno all’ottimale periodo di raccolta con oltre 20 giorni di anticipo, con la quasi certezza di vedere ridotte le produzioni di un’abbondante 30%.
Come conseguenza di questa situazione le attività lavorative stanno rallentando, perché la maggior parte di queste, relative al periodo estivo, sono dedicate alla gestione e all’estirpo delle malerbe nei vivai, anch’esse rallentate nello sviluppo dalle alte temperature.
Siamo fortemente dipendenti dalla quantità di acqua erogata dal CER, che a sua volta attinge acqua dal fiume Po, il quale da fine giugno è in fase di preallarme per il raggiungimento di soglie di livello basse. La prospettiva potrebbe essere quella di dover interrompere gli attingimenti e quindi le irrigazioni, le cui conseguenze potrebbero essere estremamente negative: cali di produzione in termini di quantità e qualità, fino ad arrivare, come prospettiva peggiore, alla perdita della coltura (ad esempio le piante di fragola in vivaio, tra le più sensibili a questo tipo di fenomeno).
Per prima cosa abbiamo diversificato le fonti di approvvigionamento idrico, per far sì di avere sempre un’alternativa. Inoltre, i nostri impianti sono centralizzati, automatizzati, gestiti da sonde di temperatura e di umidità che segnalano automaticamente il fabbisogno idrico delle colture. Irrighiamo prevalentemente di notte: questo ci permette di rendere più efficace il turno irriguo e di non creare grossi scompensi di temperatura alle colture. Gli operai agricoli osservano orari di lavoro incentrati verso le prime ore della giornata e sospendono il turno lavorativo prima delle ore di punta.
C’è la preoccupazione che possano arrivare nuovi danni causati da grandine, vento o piogge violente?
La preoccupazione c’è. Le esperienze degli anni passati ci ricordano che, di fronte a picchi di temperatura simili, i grossi sbalzi termici provocati dall’arrivo di correnti fredde provocano fenomeni temporaleschi gravi, caratterizzati da venti forti e gravi grandinate. Le tipologie delle nostre colture non ci permettono di applicare sistemi di difesa attiva come reti antigrandine, per cui corriamo ai ripari assicurando le nostre colture di più ampio valore.
Ritengo che il nostro territorio, quello a sud di Ravenna, si possa dotare, mi auguro velocemente, di un maggior numero di invasi irrigui, per far sì che vengano raccolte ad esempio le piogge invernali e poi messe a disposizione nel periodo estivo. Serve un intervento pubblico importante, che altri territori hanno già applicato riuscendo così a sopperire in maniera più semplice a periodi caratterizzati da queste temperature, sempre più frequenti.

