Trattore che traina un'attrezzatura per la lavorazione del terreno in un campo arato

Impennata del gasolio agricolo dopo la guerra in Iran, le CAB: intervenire immediatamente su accise e trasparenza dei mercati

Le Cooperative Agricole Braccianti: “Costi in forte crescita mentre i prezzi dei prodotti agricoli restano bassi. Servono misure per evitare un nuovo anno di bilanci difficili”.


Ravenna, 12 marzo 2026 – Un disastro. È così che le Cooperative Agricole Braccianti della provincia di Ravenna (CAB) descrivono l’impennata del prezzo del gasolio agricolo dopo lo scoppio della guerra in Iran. Nel giro di pochi giorni il costo è salito da 0,70 euro al litro a circa 1,20 euro, con un aumento superiore al 53%.
Per alcune cooperative questo potrebbe tradursi in un incremento fino all’80% della spesa annuale per il carburante, con costi di produzione che si avvicinerebbero al milione di euro.
“Siamo molto preoccupati perché il Governo prende tempo, ma le aziende hanno bisogno di risposte immediate su taglio di accise e trasparenza dei mercati – sostiene Stefano Patrizi, presidente di Promosagri – Nonostante la task force interministeriale per monitorare i prezzi e le ventilate tasse straordinarie sulle aziende che speculano sui rincari, ancora non si è visto nulla di concreto. Di certo le aziende non possono permettersi il lusso di attendere lo stabilizzarsi, eventuale, della situazione.”
Se la situazione non rientrerà rapidamente, il rischio è di compromettere anche il bilancio del 2026: dopo le difficoltà registrate negli ultimi due anni, infatti, molte cooperative temono di trovarsi nuovamente di fronte a un esercizio particolarmente critico.
“Se la situazione non cambia, per le lavorazioni di aprile e maggio – preparazione dei terreni, semine, concimazioni e trattamenti – avremo consumi di gasolio in aumento pari a circa 10.000 euro a settimana”, dichiara Giovanni Giambi, direttore di Agrisfera.
Alle spese incrementali per i carburanti si aggiungono quelle, ancora da quantificare ma ormai certe, legate ai prodotti derivati dal petrolio, dal gas o dipendenti dalla logistica internazionale, come i fertilizzanti, i carburanti e i fitofarmaci. Avranno poi un’evoluzione negativa anche le spese indirette, che potrebbero amplificare ulteriormente l’impatto della crisi energetica sull’intera filiera agricola.
“Purtroppo quando si verificano situazioni di questo tipo il settore agricolo subisce immediatamente l’aumento dei costi dei carburanti, dei concimi, dei mezzi tecnici e dei trasporti. Dinamiche che spesso restano slegate dal prezzo di vendita dei nostri prodotti e che finiscono per creare ulteriori difficoltà ai bilanci delle aziende agricole, già in sofferenza”, spiega il direttore di CAB Massari Andrea Dalmonte.
“La preoccupazione – aggiunge Lino Bacchilega, direttore di CAB Terra – è che questi siano solo i costi diretti, a cui si aggiungeranno quelli indiretti, a partire dai trasporti, destinati inevitabilmente a riflettersi su tutta la gestione aziendale. Il problema è che, allo stesso tempo, non si registra un aumento delle materie prime che produciamo, come i cereali e altre colture: i prezzi restano bassi”.
A pesare è anche l’andamento dei prezzi agricoli, che non compensano l’aumento dei costi produttivi.
“Oggi il grano tenero vale poco più di 22 euro al quintale” osserva Franco Balducci, direttore di CAB Fusignano. “La nostra preoccupazione è che continuino ad aumentare sia il costo del gasolio sia quello dei concimi. L’urea, per esempio, è arrivata a oltre 70 euro al quintale, mentre venti giorni fa costava circa 50. In queste condizioni rischiamo di non riuscire a coprire le spese tra gasolio e fertilizzanti. I cereali, che storicamente hanno sostenuto le colture utili a garantire lavoro ai soci, non riescono più a svolgere questa funzione. È una situazione davvero molto critica”.
Non solo. Le cooperative sottolineano il rischio che gli effetti della crisi si prolunghino nel tempo, anche nel caso di un cessate il fuoco: a causa di mercati internazionali che sempre più sregolati e altamente speculativi, la circolazione delle navi e la logistica, infatti, non tornerebbero immediatamente a pieno regime e l’eventuale adeguamento dei prezzi al ribasso richiederebbe comunque diverse settimane. Nel frattempo, i costi già sostenuti dalle CAB sarebbero difficilmente recuperabili lungo la filiera.
Di fronte a questo scenario, la sola leva immediata rimane l’ottimizzazione dei processi produttivi. “L’unico modo per limitare il danno in azienda – suggerisce Claudio Mazzotti, direttore di CAB Campiano – è sfruttare al massimo le tecnologie dell’agricoltura di precisione, in modo da ottimizzare gli interventi con le macchine agricole ed evitare sprechi di gasolio e di concimi”.
Le cooperative, tuttavia, hanno margini di manovra molto limitati. “Purtroppo non abbiamo molte armi per gestire una situazione di questo tipo”, commenta Marco Lanzoni, direttore di CAB Bagnacavallo. “Possiamo solo cercare di prevedere cosa potrà succedere e provare ad anticipare o posticipare l’acquisto delle materie prime”.
Una possibile risposta potrebbe arrivare da un ulteriore aumento della collaborazione tra le cooperative. “La preoccupazione – conclude Paolo Rosetti, direttore di CAB Comprensorio Cervese e vicepresidente di Promosagri – è che il costo al litro continui ad aumentare progressivamente finché non ci sarà un intervento governativo per calmierare le accise. Un’azione concreta che stiamo provando a mettere in campo è quella dei gruppi di acquisto, per aumentare i volumi e cercare di ottenere condizioni migliori”.